Terra Santa Giorno 4


Continuando ‘sui passi di Gesù’, oggi una lunga camminata nel deserto, dove abbiamo fatto il Time Out per la pace e poi abbiamo proseguito per il Mar Morto. Due esperienze nuove e che ci rimangono impresse nel cuore, oltre alle mille possibilità di costruire ponti tra di noi e con ci è passato accanto.


In seguito vi proponiamo quanto pubblicato riguardo il nostro incontro con il sindaco di Betlemme il 25 aprile su www.focolare.org:

A Betlemme 130 giovani dei Focolari provenienti da 25 nazioni diverse incontrano il sindaco Vera Baboun e alcuni coetanei palestinesi. «In una nazione ferita dall’assenza di fraternità la regola "Fai agli agli altri ciò che vorresti fatto a te" è il vero cambiamento» ha detto il primo cittadino

Il Peace Center si trova nel cuore politico e multi-religioso di Betlemme. Nella stessa piazza, un quadrato di pietra bianca delimitato da palme, ci sono la basilica della natività (nella foto) e la moschea. Sono una di fronte all’altra, non tanto a sfidarsi quanto a fotografare in un flash unico una convivenza che non ha nulla di scontro o di intolleranza. A fianco c’è il comune, una costruzione moderna in pietra bianca, mentre tutt’attorno sono i colori del mercato e il vociare dei negozianti che invitano gli sparuti turisti a fare incetta di cibi e arredi.
I Giovani per un mondo unito del Movimento dei Focolari, 130 da 25 nazioni diverse, hanno voluto iniziare dal Peace Center a rinforzare i ponti di fraternità che a partire dal Genfest, la manifestazione partita a Budapest nel settembre 2012, hanno continuato a gettare in tante parti del mondo. Se lo slogan ungherese era Let’s bridge, un neologismo che invitata a costruire legami e a superare barriere tra popoli, fedi, culture, ora è Be the bridge – essere ponti, il progetto che si lancerà proprio dalla Terra Santa, con una banca dati che si impegnerà a catalogare le buone pratiche ispirate alla fraternità messe in atto da singoli, gruppi, organizzazioni e stati.
Vera Baboon, prima donna sindaco di Betlemme, ha accolto la proposta di questo start, «Felice e orgogliosa, perché credo nella forza e nella capacità del dialogo proprio in una terra ferita dall’assenza di fraternità». Cristiana, docente universitario, vedova e con cinque figli, per quaranta minuti ha raccontato la sua esperienza di sindaco-donna e risposto alle incalzanti domande dei giovani presenti. Entusiasta sostenitrice del cambiamento e delle nuove generazioni ha ribadito più volte: «Sta a noi fare i passi per creare il nuovo. Per costruire i ponti servono tre cose: il coraggio, la buona volontà e la verità. Bisogna confidare in se stessi e credere che si può cambiare».
A conferma della novità che contraddistingue la sua amministrazione ha illustrato il progetto di un consiglio consultivo fatto da giovani che affiancherà quello eletto dalla città: martedì saranno scelti i 15 rappresentanti di questa originale assise. Per partecipare alla tornata elettorale sono 400 gli under 30 scesi in campo: 200 cristiani e 200 musulmani che si sottoporranno al giudizio delle urne, frequentate stavolta dai loro coetanei. “…lavoriamo per un sogno comune: fare del mondo una casa comune dove gli uomini sono davvero una sola umanità”.



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